Artissima 2025

Sono stato a Torino a visitare Artissima, la prestigiosa fiera dell’arte.
Non potevo ovviamente non girare la città, magnifica e regale come sempre.

Detto questo, in copertina vedete due immagini. Un reperto di qualche migliaio di anni prima di Cristo (visto al Museo Egizio), e l’ultima opera di un artista contemporaneo.

La prima parla di eternità, di vita e di morte, di destino, di divino… è imponente, quando la vedi fai “wow” e ti chiedi come sia stato possibile raggiungere con i pochi mezzi di allora una tale maestria tecnica.

La seconda è di oltre duemila anni dopo Cristo. È uno sgabello ricoperto di zucchero, perché l’artista si è messo in testa di non mangiarlo più “perché fa male”. E costa 13.000 euro.

Dove abbiamo sbagliato? Quanto dell’arte di oggi riesce ancora a parlare all’uomo, e quanto invece solo di se stessa?

Non tutta l’arte contemporanea è così, per fortuna. Ma confesso che, tra tante provocazioni e concetti, faccio sempre più fatica a trovare quella che mi emoziona davvero e ho l’impressione che più andiamo avanti, più l’arte dimentichi da dove viene – e per chi esiste.